Mario Rigoni Stern's literary works are deeply rooted in his personal experiences, particularly those from his time as a soldier. His writing is characterized by a profound understanding of human nature and the natural world, often set against rustic backdrops. Stern masterfully captures the fleeting nature of life and the resilience of the human spirit in the face of adversity. His prose is concise, precise, and deeply evocative, leaving a lasting impression on the reader.
Set against the backdrop of the Veneto mountains during the tumultuous era of the Austro-Hungarian Empire, Tonle Bintarn's journey unfolds as he navigates the challenges of smuggling and evading revenue agents. His clandestine returns to his family highlight his deep-rooted loyalty, even amidst the chaos of World War I, which brings devastation to his village and leads to his internment in an Austrian camp. Through perseverance and dedication to his role as a shepherd, Tonle embodies resilience and quiet heroism in the face of adversity.
I ricordi della ritirata di Russia scritti in un lager tedesco dall'alpino Rigoni Stern nell'inverno del 1944, pubblicati da Einaudi nel 1953 sotto il titolo Il sergente della neve e da allora long-seller per il candore e la forza con cui viene rappresentata la lotta dell'uomo per conservare la propria umanità.Un sogno di pace rivisitato nel 1973, quasi trent'anni dopo, in Ritorno sul Don, un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo, senza rancori e senza voglia di rivalse, come atto d'amore e di rappacificazione con gli uomini e con la storia.
Una raccolta di racconti fulminei, eppure ricchi di narrazione dove s'intersecano più piani temporali e diversi luoghi geografici. Usciti nell'arco di oltre vent'anni sulle pagine del quotidiano "La Stampa", questi racconti privilegiano il "viaggio della memoria" sulle orme dei racconti diguerra, di entrambe le guerre che hanno devastato l'Europa. Un intreccio fra il tempo presente e un passato più o meno lontano, dalla Prima alla Seconda guerra mondiale, fino ad arrivare al racconto dei viaggi in Russia compiuti prima del crollo del Muro. Aneddoti si mescolano a fatti di guerra, eventi storici si legano a vicende minute e il racconto dei paesaggi del Nord innevato induce a riflessioni letterarie.
Sedici racconti di memoria e verità. Attorno al fuoco, fumando trinciato forte, si raccontano storie di vita. La montagna, silenziosa e deserta, è coperta da una neve abbondante che cancella i sentieri dei pastori, le aie dei carbonai e le trincee della Grande guerra. Sotto quella neve vivono ricordi. Questo libro è intriso di memoria. Ogni racconto, seguendo le tracce degli uomini e resistendo al tempo, trae in salvo qualcosa: i nomi della neve, un pastore solitario che parla con amore alle sue pecore, paesaggi scomparsi, la storia di un popolo, un giovane legnaiolo la cui vita è sconvolta da una strega bellissima e impietosa, e una famiglia di caprioli. Intorno a un focolare si intrecciano rimpianti e speranze, mentre i ricordi personali di infanzia, guerra e prigionia emergono. I ricordi si coagulano in frammenti o si espandono in narrazioni potenti, come quella di un uomo che, uscito dal Lager, affronta la lunga marcia verso casa tra i resti della guerra. Questa raccolta di voci si alza contro il silenzio che avvolge la nostra storia e identità, raccontando eventi inauditi, luoghi dimenticati, lingue antiche e una natura in trasformazione, tutto da nominare e descrivere con cura affettuosa affinché esista ancora, e per sempre.
I ricordi della ritirata di Russia scritti in un lager tedesco dall'alpino Rigoni Stern nell'inverno del 1944 vennero pubblicati da Einaudi nel 1953 nei 'Gettoni' diretti da Vittorini sotto il titolo 'Il sergente nella neve'. Apprezzato inizialmente soprattutto per il valore della testimonianza, il romanzo ha mostrato le sue grandi qualità espressive con la progressiva distanza temporale dai drammatici avvenimenti narrati. E ormai è giustamente considerato un classico del Novecento - per la lingua intensa e sempre concretissima, per l'alta moralità di fronte a esperienze estreme, per la totale mancanza di qualsiasi enfasi retorica, per il candore e la forza con cui viene rappresentata la lotta dell'uomo per conservare la propria umanità.
Rediscovered, re-translated, and with a new foreword by award-winning
historian Mark Thompson, A Soldier on the Southern Front, is an Italian WWI
classic
Nella periferia di una grande città della Siberia ogni pomeriggio i ragazzi del quartiere si ritrovano a giocare nei giardini che confinano con una grande foresta di pini e betulle. Giocano con le slitte, costruiscono pupazzi, fanno gare di corsa con gli sci e battaglie a palle di neve. Che cosa succederà quando si avvicinerà incuriosito un orsetto? Che cosa farà la sua mamma, un grosso bestione immobile nella neve al limitare della vicina foresta? E che cosa succederà quando, qualche tempo dopo, un bambino rivedrà l'orso dalla finestra di casa sua e morirà dalla voglia di giocare con lui? Il libro racconta la storia vera di un indimenticabile pomeriggio di giochi tra un gruppo di bambini e un orso bruno, e del magico rapporto che si crea tra di loro. Mario Rigoni Stern si conferma attento osservatore e conoscitore del mondo degli animali, che sa descrivere con grande sensibilità. Età di da 7 anni.
Una piccola comunità dell'altipiano di Asiago, nel Veneto, è uscita stremata dalla Grande Guerra: ovunque macerie, povertà, disoccupazione. Chi non emigra all'estero ha davanti a sé come unico lavoro possibile quello del «recuperante»: battere la montagna alla ricerca dei residui bellici da rivendere ai grossisti di metalli per pochi centesimi. Giacomo, il protagonista del romanzo, apprende il mestiere fin da bambino, quando una giornata di recupero significava un concreto aiuto al magro bilancio familiare, o un piccolo svago domenicale: al seguito del padre e nel silenzio dei monti, Giacomo impara a dialogare con i soldati scomparsi, ma anche a conoscere la natura e a decifrarne il linguaggio segreto, ad amare piante e animali. Quello che Rigoni Stern racconta è un mondo ancora integro, dominato da un forte senso della comunità, sapiente nella sua conoscenza e nel rispetto della natura e dei suoi ritmi: una civiltà armoniosa che oggi appare come travolta da un degrado irreversibile. L'autore ce la restituisce con poetica semplicità in un libro che è insieme testimonianza appassionata, narrazione di memoria e «foto di gruppo» di profonda verità umana.
Il racconto parte da una semplice constatazione: se per noi che viviamo nelle moderne città occidentali è facile affrontare l'inverno - basta accendere il riscaldamento, andare al supermercato - per molte persone non è cosi. E doversi preparare a lunghi mesi di gelo un problema che riguarda non soltanto i paesi lontani come la Patagonia o la Siberia, ma anche certi villaggi isolati dele nostre montagne. Mario Rigoni Stern ci offre quindi una serie di «istruzioni per l'uso»: una sorta di manuale in cui racconta come ci si prepara ai rigori invernali in assenza degli agi messi a disposizione dal progresso. Prima di tutto, bisogna fare provviste, accumulare e conservare cibo: i prodotti dell'orto, le patate di montagna ammucchiate in cantina, la farina da polenta. E poi bisogna badare al freddo: la legna di faggio è la migliore perche non sporca il camino, e la temperatura si tiene d'occhio controllando che l'acqua lasciata in un secchio non geli. Non mancano neanche i consigli per restare in buona salute: la grappa scaccia l'influenza, il miele di salvia fa bene alle vie respiratorie. E ciò che emerge da tanti consigli pratici è il ritratto di un'esistenza vissuta secondo ritmi antichi, diversissimi da quelli sincopati del mondo di oggi, ritmi che permettono di vivere in armonia con la natura e di dedicarsi allo spirito perché resta il tempo per riflettere e per leggere. In attesa della primavera.
«Erano belle le sere estive con la luna sopra i tetti. Mi pareva di sentire le stelle e invece erano i grilli sui prati. Allora le voci del paese e della natura intorno, gli odori, i rumori, le nuvole e le luci avevano chiaro riferimento con la vita e seguivano le stagioni dei nostri giuochi e del lavoro degli uomini». Questo libro ripercorre una vita, nata da un profondo rispetto per la natura e il suo equilibrio. Rievoca eventi storici e vicende personali in un flusso scandito dalle stagioni. Nella memoria dell'autore, ogni cosa ha dignità e collocazione, creando un quadro vivace. Accanto alla campagna di Russia e alla drammatica esperienza del Lager, emergono episodi marginali ma significativi, dai giochi d'infanzia alle prime battute di caccia, fino a una visita alla Reggia di Versailles e al «bel gallo» regalato all'amico Vittorini, che si rivela «selvatico e coriaceo». Antichi riti, tradizioni, uomini e affetti di epoche passate, alberi e animali annunciano il nuovo clima e la nuova stagione. Luoghi e paesaggi, forse dimenticati, sono carichi di storia e ricordi, osservati con uno sguardo che oscilla tra divertimento e malinconia, testimone di un tempo e di un passato che riaffiora.