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Gianni Carchia

    December 2, 1947 – March 6, 2000

    Gianni Carchia was an Italian philosopher and university professor who focused his academic work on aesthetics and ancient philosophy. His scholarly pursuits extended to the study of early Greek religious traditions and tragedy, as well as the intricate relationship between aesthetics and eroticism. Carchia's research explored how art gains legitimacy and how ancient aesthetics informs our understanding of beauty. He also engaged with the art of non-Western cultures and contemporary artists.

    I peradam - 5: Il rituale del serpente. Una relazione di viaggio
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      An Essay on Walter Benjamin

      • 275 pages
      • 10 hours of reading

      Exploring the profound ideas of Walter Benjamin, this intellectual biography by Gianni Carchia delves into themes such as language, historiography, aesthetics, and transcendental philosophy. It represents Carchia's lifelong engagement with Benjamin's thought, merging his early insights with reflections from his later years. Written as both his first and last work, the text captures a philosophical journey that intertwines beginnings and conclusions, showcasing Benjamin's significance in twentieth-century philosophy and Carchia's own evolution as a thinker.

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    • Aby Warburg è stato forse l’uomo che più ha influenzato, in questo secolo, la nostra visione della storia dell’arte. Attraverso i suoi studi egli ha indicato la via che consente di ritrovare nelle arti figurative la concrezione di una intera civiltà, con tutte le sue oscure tensioni psichiche. Ma lo stesso Warburg, mentre sviluppava la sua opera grandiosa, era periodicamente colpito da crisi nervose, che lo obbligavano a prolungati soggiorni in clinica. Nel 1923, al termine di uno di questi soggiorni, per dimostrare la propria guarigione, egli tenne ai pazienti e ai medici della casa di cura di Kreuzlingen un «discorso d’addio» – la celebre conferenza sul Rituale del serpente, apparsa poi nel 1939 sul «Journal» del Warburg Institute con una pudibonda nota che la diceva pronunciata per la prima volta «davanti a un pubblico non specialistico». Di fatto, quel discorso era insieme una confessione e un testamento. In poche pagine, prendendo spunto da una sua spedizione presso gli indiani Pueblo, Warburg risale alle origini del paganesimo e della magia. E illumina il potere stesso – innanzitutto psichico – delle immagini, il loro potere di ferire e di guarire, stabilendo così un circuito fulmineo fra il serpente dell’arcaico rito dei Pueblo e quello che Mosè invitava a innalzare nel deserto. Per comprendere un testo fondamentale come Il rituale del serpente occorre considerarne in ogni dettaglio la genesi e le allusioni: compito che qui assolve il prezioso saggio di Ulrich Raulff.

      I peradam - 5: Il rituale del serpente. Una relazione di viaggio