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Ermanno Rea

    La dismissione
    Nostalgia
    • Nostalgia

      • 288 pages
      • 11 hours of reading

      Felice Lasco torna a Napoli, nel rione Sanità, dopo quarantacinque anni trascorsi fra Medio Oriente e Africa. Accudisce la madre morente con amore e pazienza, ma invece di tornare al Cairo dalla compagna, sente il richiamo delle sue radici e decide di restare. Attende l’incontro con Oreste, ormai noto come delinquente incallito. Racconta a un medico dell’ospedale San Gennaro dei Poveri e a don Luigi Rega, un prete combattivo, la sua storia. Da adolescente, era fiero della sua Gilera e della sua amicizia con Oreste Spasiano, compagno di scorribande. Un delitto inaspettato, quello di un usuraio, segna la sua vita: Oreste colpisce l'uomo, e Felice, pur spaventato, non tradisce l’amico, ma si ritira in un silenzio angoscioso finché uno zio lo porta a Beirut per iniziare una nuova vita. Ora, dopo tanto tempo, Felice affronta la bellezza e la disperazione della sua città, intrisa di speranze e di lotte, illuminate dall'operato di don Rega. Tuttavia, Oreste lo aspetta, e il Male continua a operare nel rione, rendendo impossibile un vero riscatto. Un’opera magistrale che intreccia lucidità e sensibilità drammatica, omaggiando la Napoli malavitosa e ribelle del Rione Sanità, i suoi eroi e le sue vittime.

      Nostalgia
      3.6
    • La dismissione

      • 373 pages
      • 14 hours of reading

      La dismissione è opera che ha guadagnato nel tempo una bruciante attualità. Vi si leggono le sorti dell’Ilva di Bagnoli e della Napoli operaia attraverso la vicenda di Vincenzo Buonocore, entrato all’Ilva come semplice manovale e diventato, con gli anni, tecnico specializzato alla guida delle Colate continue. A lui viene affidato l’incarico di smontare il suo reparto, venduto ai cinesi. Al colpo durissimo reagisce in maniera imprevedibile. In preda a uno stato di esaltazione nevrotica, decide di eseguire il compito assegnatogli con una precisione e un rigore “assoluti”. Questa dismissione, dice a se stesso, dovrà avvenire “bullone per bullone”, dovrà essere il mio “capolavoro”, la prova tangibile del mio genio operaio. La meravigliosa dedizione di Buonocore non cancella il lavoro negato né tantomeno la sconfitta, che è la sua ma anche quella di tutta Napoli e del Paese nel suo insieme. Il romanzo si chiude con un corteo funebre, tanto straziante quanto simbolico, e con il presagio di futuri disastri: dal dilagare della disoccupazione all’imperio di una camorra destinata a non avere più freni. A Napoli si è aggiunta Taranto, ma il quesito rimane lo stesso: perché tanta cieca improvvisazione? La risposta di Buonocore – di tutti i Buonocore d’Italia, vecchi e nuovi – non muta: perché abbiamo un capitalismo straccione e una classe dirigente inetta e famelica.

      La dismissione