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Antonio Monda

    Antonio Monda is the author or editor of more than a dozen books, including the recently acclaimed Ota Benga. His work has been translated into eleven languages. A regular contributor to La Repubblica and a columnist for RAI Italian Television and Vogue Italia, Monda has directed several documentaries, as well as the feature film Dicembre. In 2015, he was named Artistic Director of the Rome Film Festival. He lives in New York, where he teaches in the Film and Television Department at New York University.

    L'indegno
    La magnifica illusione. Un viaggio nel cinema americano
    Nella città nuda
    • L'indegno

      • 154 pages
      • 6 hours of reading

      "Io voglio cambiarlo, questo mondo sporco, o almeno cambiare me, che forse è anche più difficile." Abram Singer è un prete che ha scelto di dedicare la sua vita a qualcosa di più grande, ispirato dall'insegnamento di sua madre, cresciuto da sola dopo una breve e intensa relazione con un attore ebreo. Nonostante le sue origini, Abram entra in seminario e diventa sacerdote, impegnandosi nel cuore pulsante della New York degli anni Settanta, dedicandosi ai più poveri. Tuttavia, è anche un uomo innamorato di Lisa, che accetta la sua vocazione senza chiedergli di scegliere. La loro relazione, segnata da un amore profondo e tormentato, li porta a rinunciare al figlio concepito. Quando Lisa si ammala, Abram è l'unico a poterle stare vicino. Questo ritratto di un sacerdote "uomo come e più di tutti gli altri" esplora le contraddizioni umane, mostrando come la fede sia un cammino complesso e difficile. Il romanzo è una meditazione sul rapporto tra vita mondana e spiritualità, interrogandosi su colpa, peccato, convenzione e vocazione. Monda narra una storia intensa, priva di morbosità e retorica, con la forza e la lucidità di una parabola.

      L'indegno2016
    • Nella città nuda

      Le mille anime di New York

      • 213 pages
      • 8 hours of reading

      Li vedo salire e scendere senza sosta. Sognare e soffrire in una città che è una promessa, e può essere mantenuta solo da chi la vive. Sono anch’io uno di loro, e la cosa più importante che ho imparato è che New York è infinita proprio perché è una promessa. Passo in metropolitana quasi un’ora al giorno. Specie nelle prime ore del mattino, chi ci viaggia è disarmato, nudo, e le foto che scatto di nascosto, con un iPhone, mi restituiscono il mosaico crudo e dolente di una città che è la mia da vent’anni. La amo, ma confesso che queste foto mi mettono in crisi, come se volessero svelarmi una verità che tendo a rimuovere, come se nel tempo del viaggio le persone mostrassero una fragilità che non possono permettersi fuori dal treno, dove è necessario indossare un’armatura. Le brevi storie che ho scritto su di loro sono invenzioni allo stato puro: non rievocano il passato, ma immaginano gli spasmi e gli aneliti di persone vive, e raccontano un viaggio condiviso nel quale un frammento immaginario di questa città-mondo tenta di rivelare un insieme impossibile da comprendere nella sua totalità. Mi auguro che la nudità di queste immagini riesca a rappresentare una verità indissolubilmente legata allo spirito di New York: in questa energia e volontà di non cedere, anche nei momenti di dolore e solitudine, risalta sempre l’ambigua, struggente e irresistibile idea di libertà.

      Nella città nuda2013