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Kareh Tager Djenane

    Sous mon niqab
    Schiava
    Quaranta frustate
    Droga przez piekło
    • Opowieść Fayzy D. ukazuje dramatyczną historię Syrii oraz losy jej mieszkańców, w tym rebeliantów i uchodźców. Fayza, dziewiętnastoletnia dziewczyna, opisuje życie zwyczajnej syryjskiej rodziny. Jej ojciec, drobny urzędnik, zostaje uwięziony przez reżim Assada, a po powrocie jest całkowicie odmieniony. Kiedy ich miasteczko Zabadani zaczyna być bombardowane, rodzina przenosi się do Damaszku, co dla Fayzy oznacza dramatyczną rozłąkę z ukochanym, którego nie akceptują jej tradycyjni dziadkowie. W nowym otoczeniu zaczyna się konflikt między postępową a fanatyczną rodziną. Pod wpływem matki i sióstr, ojciec staje się brutalny, a Fayza zmuszona jest do podporządkowania się jego woli, co oznacza zerwanie z narzeczonym walczącym z reżimem. Po śmierci matki, Fayza decyduje się na ucieczkę, stając się niepokorną dziewczyną, która przynosi hańbę rodzinie. W Libanie, walcząc o przetrwanie, wychowuje najmłodszego brata, marząc o wolności i normalności. Fayza D. urodziła się w Zabadani i była świadkiem okrucieństw reżimu. Uciekła przed bombardowaniami, a obecnie mieszka w Libanie, marząc o zostaniu lekarką. Djénane Kareh Tager, dziennikarka, jest autorką wielu książek, w tym bestsellerów we Francji.

      Droga przez piekło
    • Quaranta frustate

      La mia ribellione alla legge degli uomini

      • 191 pages
      • 7 hours of reading

      È un giorno di luglio quando Lubna, una giovane giornalista di Khartoum, viene arrestata dalla polizia in un ristorante. Il suo crimine è aver osato portare i pantaloni, un atto che in Sudan, terra della sharia, è considerato oltraggio alla “moralità pubblica” e come tale va punito con quaranta frustate. Lubna e altre quindici donne, colpevoli dello stesso reato, vengono caricate su una camionetta, picchiate, portate in prigione. È un castigo che ogni anno viene inflitto a migliaia di donne, che subiscono in silenzio. Per vergogna. Ma Lubna non ha nessuna intenzione di tacere. «Possono anche darmi 40.000 frustate, ma non starò zitta». Non ha paura di sfidare apertamente l’assurda legge degli uomini. Nata nella città dove il Nilo Bianco e Azzurro si congiungono, orgogliosa del suo faticoso e quotidiano percorso di emancipazione, ci conduce con il suo cuore di donna nel cuore nero di quello che è diventato negli ultimi decenni uno dei paesi più integralisti e misogini di tutto il mondo arabo-islamico, un paese in cui basta rientrare tardi dal negozio di alimentari per essere marchiata come “prostituta”, e la parola di quattro uomini per venire condannata alla lapidazione.

      Quaranta frustate
    • Schiava

      La mia fuga dalla legge degli uomini

      • 140 pages
      • 5 hours of reading

      «Ci ho messo un po’ per muovermi, la prima volta che sono uscita di casa con il velo integrale. Sono rimasta diversi minuti completamente paralizzata, con la mano stretta alla maniglia. Non ho sentito mio marito che si avvicinava, quando mi ha abbracciato sono trasalita. Ho risposto al suo bacio per non attirare sospetti, ma avrei tanto voluto correre via da lui. Anche se avessi trovato il coraggio di farlo, le pieghe dell’ampia tunica mi avrebbero bloccato i piedi. Erano come una piovra gigante, un mostro vivo nascosto dentro di me che mi costringeva a muovermi in modo lento e solenne. Ho aspettato l’ascensore con lui accanto, che mi stringeva una spalla. Non lo guardavo, ma sentivo il suo sorriso su di me. Mi parlava, ma non capivo cosa diceva, non lo ascoltavo, non lo comprendevo, avevo la strana sensazione che quella cappa scura avesse inghiottito non solo il mio corpo ma anche il mio spirito.I primi tempi del matrimonio, mio marito mi portava a spasso, e mi aveva promesso che avrei potuto anche lavorare. Ma dal momento in cui ha iniziato a frequentare quella moschea, la mia vita si è trasformata in un incubo. Segregata in casa, picchiata per un nonnulla, costretta a pregare cinque volte al giorno e a indossare il velo integrale. E i guanti neri, perché nemmeno un centimetro di pelle si potesse vedere. Ero sola, segregata nella mia prigione».

      Schiava
    • Sous mon niqab

      • 146 pages
      • 6 hours of reading

      "Zeina est née dans une banlieue française. Elle a été élevée au sein d'une famille musulmane traditionnelle. Elle ne voulait pas porter le voile. Pourtant, elle a dissimulé ses cheveux, son corps, puis son visage, jusqu'à ses yeux. Elle a revêtu le hijab, puis le jilbab et enfin le niqab. Son mari l'y a contrainte, à force de reproches, de blâmes, puis de coups. Sa propre famille l'y a encouragée : pour tous, elle était devenue la fierté de l'Islam. Zeina, elle, se sentait devenir une ombre, un spectre : peu à peu, elle a abdiqué sa volonté, sa dignité, son identité. Pendant des années, elle s'est soumise. Sous son niqab, elle avait peur de se révolter. Hantise des coups, angoisse du déshonneur, terreur de l'Enfer dont la menaçaient les sœurs de la mosquée depuis qu'elle était enfant. Jusqu'au jour où, aidée par une voisine, elle a trouvé le courage de s'enfuir. Elle a alors connu la rue, la misère, la traque impitoyable des siens. Elle a réussi, seule, à s'évader de la prison qui s'était refermée sur elle : aujourd'hui, Zeina a retrouvé un travail, sa liberté, et elle se reconstruit. En butte au mépris des siens, au rejet, à la haine, aux menaces physiques, elle a décidé de raconter l'enfer qu'elle a vécu et son combat pour en sortir. L'histoire de Zeina s'est déroulée en France, au XXIème siècle, à quelques centaines de mètre de chez nous" -- from book cover.

      Sous mon niqab