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Paolo Rumiz

    Paolo Rumiz is an Italian journalist and writer whose work offers a deep dive into the complexities of the Balkan and Danubian regions. He has provided frontline reporting on pivotal historical moments, including the dissolution of Yugoslavia and the conflicts in Croatia and Bosnia. His dispatches from places like Islamabad and Kabul during the US attack on Afghanistan showcase his commitment to documenting significant geopolitical events. Rumiz's writing is characterized by its journalistic rigor and its unflinching look at human experience in times of crisis.

    I narratori: Il Ciclope
    È oriente
    La légende des montagnes qui naviguent
    Appia
    Europa. Ein Gesang
    The fault line : traveling the other Europe, from Finland to Ukraine
    • Eine Stimme aus der Tiefe

      Reise durch das unterirdische Italien

      • 320 pages
      • 12 hours of reading

      Stimmen aus der Tiefe, wo es brodelt, bebt, giftige Dämpfe und Erinnerungen aufsteigen. Auf der Reise zu den Grundfesten Italiens, von Sizilien bis Neapel, über den Apennin bis ins Friaul, tut sich ein Inferno an Verwerfungslinien auf. Das ist der Stoff für Rumiz’ leidenschaftliche Erkundungen in der Welt des Minotaurus. Er besteigt zerklüftete Berge auf den Äolischen Inseln und die Krater des Ätna, erkundet unterirdische Quellen im Karst, Höhlen der Eremiten in Kalabrien und frühchristliche Katakomben in Rom. Er befragt alte und neue Kulte und Mythen, spricht mit Menschen aus Wissenschaft, Politik und von der Straße und erzählt so vom Alltag im Schatten des Unvorhersehbaren. Wie leben auf so unsicherem Terrain? Geschichten von Katastrophen, Unwägbarkeiten und Wundern.

      Eine Stimme aus der Tiefe2025
    • Auf der Suche nach einem verlorenen Europa segeln vier moderne Argonauten über das Mittelmeer, der Hoffnung entgegen. Europa hat seine Ursprünge aus den Augen verloren. Um sie wiederzufinden, machen sich vier Gefährten mit einem alten Segelboot auf den Weg in Richtung Orient, dem Duft von Ginster und Senfblüten folgend. Doch bedrohlich lastet der Himmel über dem Mittelmeer, dem nassen Grab für Migranten. Im Hafen von Tyros flüchtet sich ein syrisches Mädchen an Bord, traumatisiert von Zwangsheirat, Krieg, Vergewaltigung. Ihr Name ist Evropa. Ihre Anwesenheit verbindet die Gegenwart mit der fernen Epoche der Mythen, als Zeus selbst in Gestalt eines Stiers die Königstochter über das offene Meer entführte. Paolo Rumiz’ großes modernes Epos über einen Kontinent, der dabei ist, seine Menschlichkeit zu verlieren. Geschrieben im Rhythmus der Wellen, im Gleichklang mit dem Rauschen des Meeres. „Sturmwind brist auf und die Wellen wachsen, laut fangen die Segel an zu klagen, sich blähen im Wind, während das Bugspriet sich aufbäumt und wieder absinkt in seiner unnachahmlichen Trägheit im Spiel der Wellen.“

      Europa. Ein Gesang2023
      5.0
    • Narratori: Il filo infinito

      Viaggio alle radici d'Europa

      • 174 pages
      • 7 hours of reading

      Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede, seguendo la formula ora et labora. Lo fecero negli anni di violenza e anarchia dopo la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano devastanti. Con il loro esempio, cristianizzarono e resero europei i popoli pagani, salvando una cultura millenaria e riordinando un territorio in preda all'abbandono. I monasteri divennero presidi di resistenza alla dissoluzione. Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d’Europa. Paolo Rumiz li ha cercati nelle abbazie, dall’Atlantico al Danubio, luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli abitanti seguono una Regola valida oggi, in un momento in cui i seminatori di discordia minacciano l’utopia dei padri. Quelle nere tonache ci ricordano che l’Europa è uno spazio di migrazioni, una terra “lavorata” dove è difficile separare l’opera della natura da quella dell’uomo. Una terra benedetta che non dovrebbe essere blindata. Da un mondo duro come l’Appennino, abituato a risorgere, può venire la spinta per ricostruire l’Europa. Quanto c’è di autenticamente cristiano in un Occidente materialista? Rumiz cerca risposte tra coloro che mantengono vivi i valori perduti, in un viaggio che è anche una navigazione interiore. “Cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare presidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per tessere una rete di fili?”

      Narratori: Il filo infinito2019
      3.7
    • Appia

      • 362 pages
      • 13 hours of reading

      Un viaggio alla scoperta della Via Appia, la prima grande strada d'Europa, che si estende per oltre 540 km da Roma a Brindisi. L'autore, insieme a compagni di viaggio, esplora antiche ville, chiese medievali e castelli, riscoprendo la storia e la cultura del sud Italia, nonostante l'oblio di secoli.

      Appia2019
      3.9
    • I narratori: Il Ciclope

      • 149 pages
      • 6 hours of reading

      Die Wiederentdeckung der Einsamkeit – auf einer gottverlassenen Leuchtturminsel im Mittelmeer. Auf einer winzigen Insel im Mittelmeer, deren Felsen steil abfallen und wo Schiffe nur bei ruhiger See anlegen können, ragt ein einsamer Leuchtturm empor. Wie ein Zyklop sucht er mit seinem Auge den nächtlichen Horizont ab, ein fixer und unentbehrlicher Orientierungspunkt für Generationen von Seefahrern. Drei lange Wochen bringt Rumiz, der ruhelose Wanderer, dort zu und sucht wie der Lichtstrahl nachts den Himmel und tags den Horizont ab. Er lernt, das Aufkommen eines Gewitters zu erkennen, dem Wind zuzuhören, mit den Möwen zu fliegen, mit dem Esel zu reden. Und er denkt über das Mittelmeer als Kulturraum von Triest bis in den Libanon nach, als Ort des Austauschs, des Handels, der Kriege bis heute, mit eigener Lingua franca. Diese bewegungslose Reise wird zum Abenteuer des Geistes.

      I narratori: Il Ciclope2015
      3.7
    • I narratori: Morimondo

      • 314 pages
      • 11 hours of reading

      Il Po, il grande fiume, è un'entità complessa e misteriosa. La sua storia e la sua geografia sembrano semplici, ma in realtà rivelano un mondo in trasformazione. Paolo Rumiz, insieme al suo equipaggio, esplora le acque del Po, scoprendo che il fiume è un Dio Serpente, una voce femminile che si esprime tra rive desolate. L'assenza di chi lo reclama rende necessario ascoltarlo, trasformando il viaggio in una storia profonda, ricca di memoria e introspezione. Rumiz riesce a rendere il Po un protagonista vivente, narrando le sue acque con un approccio inedito che risveglia i sensi e reinterpreta i colori delle terre circostanti, i sapori dei cibi e dei vini, e i dialetti delle persone che lo circondano. Gli incontri lungo il fiume arricchiscono il racconto, presentando figure come la cacciatrice di luoghi Valentina Scaglia e il raffinato corsaro Paolo Lodigiani, tra gli altri. Quella che inizia come un reportage si trasforma in un romanzo d'avventura e introspezione, un viaggio nell'immaginazione, immerso in un'atmosfera di mistero e connessione con l'anima del fiume.

      I narratori: Morimondo2013
      3.8
    • An award-winning writer travels the eastern front of Europe, where the push/pull between old empires and new possibilities has never been more evident. Paolo Rumiz traces the path that has twice cut Europe in two—first by the Iron Curtain and then by the artificial scaffolding of the EU—moving through vibrant cities and abandoned villages, some places still gloomy under the ghost of these imposing borders, some that have sought to erase all memory of it and jump with both feet into the West (if only the West would have them). In The Fault Line, he is a sublime and lively guide through these unfamiliar landscapes, piecing together an atlas that has been erased by modern states, delighting in the discovery of communities that were once engulfed by geopolitics then all but forgotten, until now.The farther south he goes, the more he feels he is traveling not along some abandoned Eastern frontier, but right in the middle of things: Mitteleuropa wasn’t to be found in Viennese cafés but much farther east, beyond even Budapest and Warsaw. As in Ukraine, these remain places in flux, where the political and cultural values of the East and West have stared each other down for centuries. Rumiz gives a human face not just to what the Cold War left behind but to the ancient ties of empire and ethnicity that are still at the root of modern politics in flash-point areas such as this.

      The fault line : traveling the other Europe, from Finland to Ukraine2013
      3.7
    • Tradita dal tradimento del suo amante, Takako lascia il lavoro e cade in una spirale di sonno per sfuggire al dolore. Un giorno, una telefonata da parte di uno zio, che non vede da dieci anni, la risveglia da questo torpore. Takako accetta di aiutare lo zio a gestire una libreria per un pomeriggio, solo per compiacere la madre. Ma ciò che la attende è la vecchia libreria Morisaki, un mondo di migliaia di libri che racchiudono tempo e storia. I libri curano le sue ferite interiori. E, ancor di più, Takako scopre molte cose nuove e affascinanti che non aveva mai conosciuto prima. La storia è leggera ma profonda, particolarmente per chi ha la passione per la collezione di libri antichi.

      Morimondo2011
      3.6
    • La cotogna di Istanbul

      Ballata per tre uomini e una donna

      • 184 pages
      • 7 hours of reading

      Paolo Rumiz scommette sulla forza delle grandi storie e si affida al ritmo del verso, della ballata. Ne esce un romanzo-canzone singolare, fascinoso, avvolgente come una storia narrata intorno al fuoco. Racconta di Max e Maša, e del loro amore. Maximilian von Altenberg, ingegnere austriaco, viene mandato a Sarajevo per un sopralluogo nell’inverno del ’97. Un amico gli presenta la misteriosa Maša Dizdarević, “occhio tartaro e femori lunghi”, austera e selvaggia, splendida e inaccessibile, vedova e divorziata, due figlie che vivono lontane da lei. Scatta qualcosa. Un’attrazione potente che però non ha il tempo di concretizzarsi. Max torna in patria e, per quanto faccia, prima di ritrovarla passano tre anni. Sono i tre anni fatidici di cui parlava La gialla cotogna di Istanbul, la canzone d’amore che Maša gli ha cantato. Maša ora è malata, ma l’amore finalmente si accende. Da lì in poi si leva un vento che muove le anime e i sensi, che strappa lacrime e sogni. Da lì in poi comincia un’avventura che porta Max nei luoghi magici di Maša, in un viaggio che è rito, scoperta e resurrezione.

      La cotogna di Istanbul2010
    • La légende des montagnes qui naviguent

      • 576 pages
      • 21 hours of reading

      Que sont les montagnes italiennes ? Quelle identité portent-elles avec elles ? Les Alpes et les Apennins dessinent, ensemble, une sorte de grand point d'interrogation. Pour les poursuivre, Paolo Rumiz s'est embarqué dans un voyage de huit mille kilomètres qui longe la longue bosse montagneuse de la Baleine-Italie le long des Alpes et des Apennins, du golfe du Quarnaro à Capo Sud. Un itinéraire qui part de la mer, arrive sur la mer, navigue comme un transatlantique avec deux flancs donnant sur la mer, et tout au long du parcours évoque des métaphores maritimes, comme celui qui naviguant peut-être vole – dans un immense archipel émergé. On y trouve des vallées où il n'existe pas d'électricité, de grands anciens comme Bonatti ou Rigoni Stern, des chemins de fer habités par des mouflons, des maisons de garde et des paracarri légendaires, des bivouacs sous la pluie au fond de cavernes, des sanctuaires où des divinités pré-romaines surgissent continuellement derrière les saints du calendrier. Et puis des curés braconniers, des gardiens de refuges légendaires, des musiciens en quête de racines comme Francesco Guccini ou Vinicio Capossela. Une Italie de montagne, peu visible et peu racontée, où la télévision semble raconter des histoires d'une autre planète.

      La légende des montagnes qui naviguent2004
      4.0
    • Dalle Alpi svizzere al Salento, da Vienna al Mar Nero, dalla crosta delle montagne alle pianure incise dal serpente del Danubio, un lungo viaggio, anzi una serie di viaggi, per imparare a guardare e a sentire la spalla orientale dell'Europa. Il volume raccoglie per la prima volta scritti editi e inediti del reporter italiano, in cui convivono gusto per il viaggio e dell'andare (attraversando paesaggi, incontrando uomini, sondando umori), la fascinazione del racconto e della parola

      È oriente2003
      3.6
    • La linea dei mirtilli

      Storie dentro la storia di un paese che non c'è più

      • 201 pages
      • 8 hours of reading

      Esplorando il panorama caotico e contraddittorio dei Balcani degli anni Novanta, Paolo Rumiz si interroga alla ricerca di una chiave di interpretazione, attento al rapporto tra novità e persistenza di vecchie tradizioni, pronto a cogliere negli avvenimenti più quotidiani il sogno di una svolta storica. Ne esce un'immagine priva di schematismi di un mondo perennemente alla ricerca del proprio destino, dal cui futuro dipenderà in larga misura il futuro del nostro continente. La prefazione è di Demetrio Volcic.

      La linea dei mirtilli1997
    • Maschere per un massacro

      • 167 pages
      • 6 hours of reading

      «Ci fu un attimo di silenzio e si sentirono solo le cicale. Poi dalla gola di Drago uscì un lungo grido "Ma come cazzo fa un cristiano a proteggere gli infedeli?". L'uomo in mimetica si mise a battere il calcio del mitra sul terreno. Fermo sull'uscio, Gojko guardava muto, con le mutande abbassate. Dentro, qualcuno piangeva, probabilmente donne. Quando partì la raffica e il vecchio si accasciò di traverso sulla stuoia con la scritta Dobrodošli, "benvenuti", l'espressione di disarmato stupore gli si era già fissata, definitivamente, sulla bocca e sugli occhi. [...] Drago e il vecchio Gojko divennero per me l'immagine stessa del dualismo chiave di quella la spavalda astuzia del male e l'inerme cecità del bene. Da allora, tutto ciò che avevo visto in Bosnia si illuminò di significato nuovo e semplice. Ricordai improvvisamente di avere incontrato molte altre volte, in mezzo alle moltitudini, quei due inconfondibili tipi umani. La maggioranza era come Gojko, con lo stesso sguardo di sorpresa. In gran parte erano ne avevo visti passare tanti, in quella surreale primavera del 1992. Pensai che di animali da preda come Drago, invece, ne avevo incontrati pochissimi. Sì e no una decina. Ne trassi una doppia il bene prevale numericamente sul male, ma non sa fiutare il pericolo».

      Maschere per un massacro1996
    • Vento di terra

      Istria e Fiume : appunti di viaggio tra i Balcani e il Mediterraneo

      • 126 pages
      • 5 hours of reading
      Vento di terra1994