Fernanda Pivano was a pivotal figure in Italian letters, celebrated as a writer, journalist, translator, and critic. She profoundly shaped the Italian literary landscape through her translation work, introducing a wide audience to American authors ranging from literary giants to emerging talents. Her insightful introductions to these translations enriched the reader's experience, offering deeper connections to American literature. Pivano served as a passionate advocate and pioneer, bringing the voices of the Beat Generation and other significant American writers to Italy.
Smitten with a cultivated young woman, a sailor determines to better himself. London's semi-autobiographical novel offers a thought-provoking study of ambition, highlighted by memorable characters and a compelling narrative.
Da quando Cesare Pavese la presentò nel 1941 nella bella traduzione di Fernanda Pivano, Spoon River Anthology non ha conosciuto soste nella fortuna presso il pubblico dei lettori italiani. E il segreto sta probabilmente nella poetica, universale verità dei personaggi di quella che è stata definita la commedia umana degli Stati Uniti. Spoon River è qualcosa infatti tra la lirica e la narrativa. La storia di una piccola città americana con le sue mille vite, ognuna chiusa nel suo dramma e raccontata attraverso le lapidi del suo cimitero. Con testo a fronte.
«Sono andato veloce perché la strada è veloce.» Tra il 2 e il 22 aprile 1951 – scrive Kerouac a Neal Cassady – «ho scritto un romanzo su una striscia di carta lunga 120 piedi infilata nella macchina da scrivere e senza paragrafi, fatta srotolare sul pavimento e sembra proprio una strada». Con questo “rotolo” ha inizio la vicenda del mitico romanzo che narra i viaggi di Kerouac tra Stati Uniti e Messico negli anni 1947-50 e che vedrà la luce, in una versione ampiamente rimaneggiata, solo nel 1957. Più lungo di quello definitivo, il testo originario di On the road contiene numerose scene poi tagliate e risulta più cupo, spigoloso e disinibito. Intima, sfrenata e “vera”, la scrittura di Kerouac trascina il lettore alla bruciante scoperta di una strada che è la vita stessa.
Ecco il libro di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, atteso dalle folle di ragazzi che si entusiasmano per le sue performance. Si tratta di un'opera di ricordi e pensieri, organizzata in blocchi chiari: l'Africa e New York, la Patagonia del 1998 e la cronaca quasi giornaliera della creazione del disco L'Albero. Le pagine che raccontano la sua esperienza nel Sahara sono straordinarie, riflettendo il talento di un grande scrittore di viaggio, con reminiscenze di Jack Kerouac. La sua innocenza e apparente ingenuità rendono le sue canzoni uniche e affascinanti. Il deserto gli è entrato nell'anima, e Lorenzo lo celebra da poeta con parole cariche di emozione. La traversata in bicicletta della Patagonia, ispirata da un'intervista o dal romanzo di Sepùlveda, è forse la parte più avvincente del libro. Descrive il bagaglio minimalista dei ciclisti solitari, i duemila chilometri percorsi in un mese e mezzo, il mito del viaggio, il dolore della solitudine, e le canzoni italiane nei grandi magazzini. Il diario è arricchito da poesie d'amore, citazioni e ricordi di famiglia. Un libro affascinante per giovani e anziani, per chi ama il mondo e la scoperta delle sue frontiere.
Un viaggio di sedicimila chilometri tra strade di asfalto e di polvere, da New York alla California, e poi al centro dell'America, giù fino al Messico e di nuovo in California, sulle tracce di "On the road" di Jack Kerouac, per scoprire cosa è cambiato nel grande paese e ascoltare nuove storie. Un racconto dove si incontrano i vecchi drive-in e l'ombra di John Wayne. E dove si incrociano le pagine di Jack London e Cormac McCarthy, tra l'antico mito del West e la più struggente e bizzarra di tutte le nostalgie: quella per ciò che non si è vissuto. Con una prefazione di Fernanda Pivano.
In 1941, Henry Miller, the author of Tropic of Cancer, was commissioned by a Los Angeles bookseller to write an erotic novel for a dollar a page. Under the Roofs of Paris (originally published as Opus Pistorum) is that book. Here one finds Miller’s characteristic candor, wit, self-mockery, and celebration of the good life. From Marcelle to Tania, to Alexandra, to Anna, and from the Left Bank to Pigalle, Miller sweeps us up in his odyssey in search of the perfect job, the perfect woman, and the perfect experience.
›Die Iden des März‹ - Thornton Wilders erzählerisches Hauptwerk über die letzten Tage der Römischen Republik unter Julius CaesarIn diesem großen Roman um Leben und Sterben von Julius Caesar zeichnet sich sinnlich prägnante Antike ohne den Staub des Musealen ab - als eine Welt aus Schönheit und Macht, Größe und Verrat.Nicht gefunden, sonder erfunden wurden die Dokumente dieses sozusagen historischen Romans, der, nach Wort und Willen des Autors, "eine Phantasie über gewisse Ereignisse und Personen aus den letzten Tagen der Römischen Republik" ist. Wilders fiktive Fundstücke - Staats- und Liebesbriefe, Spitzelberichte, Tagebuchseiten, Protokolle und Pamphlete - reflektieren das gesellschaftliche Leben im antiken Rom in seiner Mischung aus Klatsch, Klugheit, Witz und Weisheit, Glaube und Aberglaube. Im Brennpunkt des Romans steht Caesar, der Diktator, in Wilders Darstellung ein vornehm-menschlicher, unter der Einsamkeit seines Amtes leidender Herrscher. "Die Leichtigkeit Thornton Wilders ist die Leichtigkeit der Vollendung." Alfred Andersch
Scendi, Mosè comprende sette racconti pubblicati per la prima volta in volume a New York nel 1942, dopo essere apparsi separatamente su riviste. Strettamente legati tra loro, svolgono ciascuno una vicenda del tutto indipendente. I protagonisti appartengono a un unico clan, quello dei McCaslin-Edmonds, e gli episodi si riferiscono a vari momenti della loro lunga saga, a partire dagli anni della Guerre Civile. Tema dominante, sempre ricorrente nella narrativa faulkneriana, è quello delle relazioni tra bianchi e neri e dell'attaccamento alla terra d'origine che li accomuna. Il racconto centrale "L'orso" è considerato dalla critica una delle pagine più belle dello scrittore americano. La ricchezza delle sfumature e la poesia del linguaggio fanno di questi racconti-epopea l'opera più matura di William Faulkner.