Le relazioni pericolose
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Maurizio Cucchi is an Italian poet and literary critic whose work is characterized by a profound exploration of human existence and its place in the world. His verses often oscillate between personal reflection and broader societal themes, all while maintaining a precise linguistic culture. Cucchi's style is marked by its intellectual depth and the ability to find beauty in everyday moments as well as in the darkest aspects of life. His work represents a significant contribution to contemporary Italian poetry, blending tradition with modern sensibility.






Testi di Bonvesin da la Riva, Giacomino da Verona, Uguccione da Lodi, Pietro da Barsegapè
Questa raccolta di testi duecenteschi rappresenta una felice scoperta, come afferma Marco Santagata nella sua premessa. Si tratta di una doppia scoperta: una tradizione in volgare di visioni dell’aldilà e testi didattico-escatologici che precedono il poema di Dante, e una zona padana, fra Milano e Verona, la cui produzione letteraria è spesso trascurata, anche da studiosi esperti. I poemi di Bonvesin da la Riva e Giacomino da Verona, accompagnati da estratti di Uguccione da Lodi e Pietro da Barsegapè, offrono risultati letterari di grande valore. Questi testi si distinguono per l'energia morale e la tensione che li caratterizzano, elementi che continueranno a influenzare la cultura letteraria settentrionale nei secoli successivi. Inoltre, si inseriscono in un contesto di visioni e viaggi oltretomba specifici dell’epoca, che troveranno la loro espressione più alta nella Commedia di Dante. La forza espressiva e la concretezza dei versi di questi autori emergono in modo potente. L'opera è presentata con testo a fronte e traduzione in versi italiani da quattro poeti contemporanei, Maurizio Cucchi, Mary Barbara Tolusso, Giorgio Prestinoni e Fabrizio Bernini, che si impegnano a ricreare lo spirito e i valori di questi lontani maestri.
Maurizio Cucchi si imbatte nel protagonista di questo libro mentre un giorno passeggia in via Nerino, nel cuore antico di Milano. Davanti alle sue scarpe vede una specie di un budello talmente angusto da essere chiamato, in altri tempi, Stretta. Incuriosito dalla bellezza sinistra del vicolo, viene a sapere che lì aveva il suo "laboratorio" - uno stanzino da fiaba dell'orrore il famigerato Antonio Boggia, molto noto nell'Italia appena unita per i suoi efferati delitti. Uno strano destino, a cui inizialmente l'autore cerca di sfuggire, lo spinge sulle tracce dello un serial killer, il primo della storia italiana, che otteneva la fiducia delle sue vittime e poi le uccideva per incamerare i loro beni. Ma quel destino, man mano ci si addentra nelle pagine del romanzo, appare tutt'altro che strano. Ridando vita alla vicenda del Boggia, Maurizio Cucchi compie una nuova "traversata" dentro una mente criminale, oltre che nella Milano tante volte descritta nei suoi versi e nelle sue prose. E il suo viaggio narrativo diventa l'occasione per riflettere sulla "disumanità dell'umano" e insieme su un secolo, l'Ottocento, che del nostro mondo è il confine e l'origine.