La cattura. I misteri di Matteo Messina Denaro e la mafia che cambia
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Di Paolo Borsellino, del suo esempio e del suo lavoro di contrasto alla mafia, si è sempre parlato molto. Negli ultimi tempi, forse, si parla più della sua morte, dei misteri che la avvolgono, delle trame che si sono consumate prima e dopo di essa. Ma della famiglia Borsellino, dell'uomo anziché del giudice, dei figli e della moglie, non si sa molto. Fin dai primi, terribili giorni dopo l'attentato di via D'Amelio, infatti, la moglie Agnese e i figli Lucia, Manfredi e Fiammetta - allora poco più che adolescenti - hanno mantenuto uno stretto riserbo e sono intervenuti solo raramente nel dibattito mediatico. La signora, che proprio quest'anno si è dovuta arrendere a un male che l'ha perseguitata per anni, ha voluto utilizzare gli ultimi mesi della sua vita per lasciare dietro di sé - ai figli, ai nipoti, alle persone che mantengono vivo il ricordo di Paolo Borsellino e, in definitiva, a tutti gli italiani - i ricordi di una vita accanto a un eroe civile, che era un uomo normale, innamorato della moglie, giocoso con i figli, timido ma anche provocatorio, generoso e indimenticabile. .
Dove sono finiti gli appunti di Peppino Impastato, l’agenda del commissario Ninni Cassarà, le videocassette di Mauro Rostagno, e i documenti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Chi sono i mandanti occulti dei delitti di Cosa Nostra e quali sono le complicità con la politica? Sebbene le statistiche ufficiali affermino che la mafia siciliana è in declino, con un calo degli omicidi e i padrini storici in carcere, persistono numerosi misteri irrisolti nella storia d'Italia. Restano ignoti i nomi dei sicari di vari omicidi, i loro complici insospettabili e gran parte dei patrimoni nascosti. I mandanti occulti che hanno operato con la commissione provinciale di Cosa Nostra rimangono nell'ombra. Questi segreti sono la vera forza dei padrini detenuti e l'eredità di chi verrà dopo di loro, alimentando complicità e ricatti. Questo libro funge da promemoria, raccogliendo le domande rimaste senza risposta, i silenzi e le risposte vaghe di chi avrebbe dovuto fornire chiarezza. Le domande formulate da giornalisti, magistrati e investigatori uccisi da Cosa Nostra sono annotate, richiamando l'attenzione su una lunga e drammatica pagina della storia italiana ancora da chiarire.
Non sapete quello che state facendo, sussurrò Bernardo Provenzano ai poliziotti che lo ammanettavano dentro il suo covo di Corleone, a Montagna dei Cavalli, l'11 aprile 2006, dopo 43 anni di latitanza. Erano le 11.21 di una mattina che il capo di Cosa Nostra aveva dedicato alla scrittura dei pizzini, l'unico strumento che utilizzava per comunicare con il mondo al di fuori della sua casa bunker. Bernardo Provenzano aveva comandato da sempre così, battendo i tasti delle sue macchine per scrivere. Dovunque si trovasse. Poi affidava quei messaggi, ripiegati sino all'inverosimile e avvolti dallo scotch trasparente, nelle mani di fidati mafiosi. La centrale di comando su cui si era fondato il trono di Bernardo Provenzano stava per intero su un tavolino." Chi è il misterioso "Nostro Signore Gesù Cristo", sempre beninformato sul corso delle indagini, che Provenzano ringraziava nei suoi pizzini per avergli svelato la telecamera nascosta dai carabinieri e per avergli offerto un rifugio sicuro dopo un blitz della polizia? Chi sono gli altri destinatari dei messaggi, indicati con numeri in sequenza da 2 a 164? L'arresto del padrino di Corleone non rappresenta la fine della lotta alla mafia, ancora molti sono i nodi da sciogliere.