Senza sembra una città deserta, ma non è così. In ciascuno dei cinque palazzi abita qualcuno, tutti colorati di un solo colore. Il primo è rosso, e ci vive Fuoco, un ragazzo dal grande cuore, sempre innamorato, ma nessuno entra mai nel suo palazzo. Nel secondo, tutto giallo, abita Pepita, una bambina che si diverte a scivolare su una collina di monetine d'oro. Nel terzo, blu, vive Blues, che sogna di essere libera mentre pattina su un lago ghiacciato. Il quarto palazzo, tutto nero, è abitato da Nonno Carbone, che racconta le sue storie a nessuno, poiché è solo. Infine, nel quinto palazzo verde, c'è Mister Green, sdraiato su un prato bagnato, fissando il soffitto. I cinque passano le giornate nei loro palazzi, convinti che l'unico colore esistente sia quello che conoscono, mentre a Senza non succede nulla. Ma un giorno, la Vita decide di intervenire, mandando il vento più forte mai soffiato, costringendo i cinque a uscire dai loro palazzi e a incontrarsi.
Chiara Gamberale Books






Maria, l'amministratrice condominiale libera e carismatica di un palazzo apparentemente come tanti, muore all'improvviso in un incidente stradale. Rimane sua figlia, Mandorla, una bambina di sei anni; e rimane una lettera, nella quale Maria rivela che il padre di Mandorla si nasconde in uno dei cinque piani del condominio che lei amministrava... Gli uomini del palazzo sono tutti sospettati ma decidono di non sottoporsi al test del Dna e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. Attraverso lo sguardo smarrito - ora allegro, ora dolcemente disperato - della bambina, accendiamo le luci (e scopriamo le ombre) delle case di un condominio nel quale, presto, ogni lettore sentirà di abitare mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s'innamora, cerca suo padre e se stessa. Fino a un finale sorprendente.
Avrò cura di te
- 186 pages
- 7 hours of reading
Gioconda detta Giò ha trentacinque anni, una storia familiare complicata alle spalle, un'anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l'ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto. La notte di San Valentino, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all'angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, ma anche il coraggio, di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. L'angelo ha un nome: Filemone, ha una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertente, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò. Uno scambio che indaga non solo le mancate ragioni di Giò: ma le mancate ragioni di ognuno di loro. Perché a ognuno di loro, grazie a Filemone, voce dell'interiorità prima che dell'aldilà, sia possibile silenziare la testa e l'istinto. Per ascoltare il cuore. Anche e soprattutto quando è chiamato a rispondere a prove complicate, come quella a cui sarà messa davanti Giò proprio dal suo fedele Filemone, in un finale che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.
L'isola dell'abbandono
- 216 pages
- 8 hours of reading
"Anche la protagonista di questa storia, infatti, è stata abbandonata a Naxos dal suo primo grande amore, Stefano. Sono oramai passati dieci anni da allora, quando lei decide di far ritorno su quell'isola. A spingerla a fare i conti con quella ferita lontana è un avvenimento importante appena verificatosi nella sua vita: ora che è madre, infatti, tutto sta assumendo contorni nuovi, e lei, più fragile e più forte al tempo stesso, non può che ripensarsi daccapo e lasciare che i nodi vengano al pettine. "L'isola dell'abbandono" di Chiara Gamberale è un libro sul miracolo e la violenza della vita, sulla paura di perdere il controllo su se stessi ma anche sul bisogno di lasciarsi andare. Perché l'abbandono è forse la forma più terribile di sofferenza, ma è anche un'occasione insostituibile per rincontrarsi." -- Abridgment of an Italian synopsis from various websites
Per dieci minuti
- 187 pages
- 7 hours of reading
?Le va di fare un gioco?? ?Quale?? ?Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto. Una qualunque. Basta che non l'abbia mai fatta.? ?E poi, dottoressa, alla fine che succede? Avrò indietro la mia vita?? ?Ne riparliamo fra un mese, Chiara. Intanto giochi, s'impegni e non bari, mi raccomando.?
La zona cieca
- 219 pages
- 8 hours of reading
Nel pomeriggio di un 29 febbraio, in uno scalcinato luna park, Lidia e Lorenzo si incontrano. Raro come il giorno che li ha fatti conoscere e fuori dal tempo come quel luna park, un sentimento li lega fin da subito, anche se all'apparenza non potrebbero essere più diversi: Lidia, conduttrice radiofonica di "Sentimentalisti Anonimi", è fin troppo abituata a guardare in faccia il suo dolore, Lorenzo, scrittore narcisista e inafferrabile, riesce a sopportare la vita solo ingannando se stesso e gli altri. Eppure il bisogno di essere amata di lei permette a lui di entrare in contatto con la sua zona cieca, quella parte di noi dove ognuno è sconosciuto a se stesso. E la paura di amare di Lorenzo permette a Lidia di fare altrettanto. Proprio per questo, se cercarsi è per tutti e due naturale e necessario, stare insieme sembra impossibile e più Lorenzo mente, più Lidia si fa ossessiva, più Lidia chiede, più Lorenzo elude, illude e tradisce. Fino a che, in un crescendo che fatalmente diventa tragico e comico allo stesso tempo, cominciano ad arrivare le lettere di Brian, un improbabile ex musicista che, per la prima volta, regala a Lorenzo la sensazione di potere ascoltare e a Lidia quella di venire ascoltata... Con una Postfazione di Walter Siti.
Adesso
- 224 pages
- 8 hours of reading
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“Scrivere è la mia vita e il mio unico modo per celebrare un evento, un pensiero o una persona e renderli eterni.” L’adolescenza di Chiara è inizialmente spensierata, ma viene stravolta da una malattia che consuma tutto. Per ritrovare il suo io, Chiara comprende che deve distogliere lo sguardo dal buio e concentrarsi sulle persone che la circondano. La sua vera essenza si manifesta al di là del dolore, rappresentato dalla sua battaglia contro una grave forma di anoressia e bulimia, un “dolore lungo e magro, in bianco e nero”. Chiara emerge attraverso le relazioni: dai diciotto diarietti scritti con Cinzia, all’amicizia quasi amorosa con Emiliano, fino alla professoressa Ricca e al cane Jonathan, che ama semplicemente la sua presenza. Gli anni dell’adolescenza scorrono in una scrittura “arosa, delicata, penetrante, toccata dalla grazia della leggerezza”, che rivela anche la sofferenza e la fatica di vivere, infondendo ogni storia di significato e gratitudine. Chiara Gamberale fa il suo esordio a vent’anni con un romanzo accolto con entusiasmo da pubblico e critica, anticipando i temi che caratterizzeranno le sue opere future.
La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa, ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma, quando sua madre muore, la Principessa si ritrova "un buco al posto del cuore". Smarrita, prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a "non-fare qualcosa di importante". Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del "non-fare". E del silenzio, dell'immaginazione, della noia: tutto quello da cui era sempre fuggita. Tanto che, dopo avere fatto amicizia con il Cavalier Niente, Qualcosa di Troppo gli si ribella e pur di non fermarsi e di non sentire l'insopportabile "nostalgia di Niente" che la perseguita vive tante, troppe avventure... Fino ad arrivare in un misterioso tempio color pistacchio e capire che "è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura". Chiara Gamberale si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo.



