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Giampaolo Pansa

    L'intrigo
    Il bambino che guardava le donne
    Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri
    Questi anni alla Fiat
    La grande bugia
    I tre inverni della paura
    • Nel finale della guerra civile, un ragazzino di dieci anni assiste a eventi che cambieranno la sua percezione della realtà. La fine di aprile del 1945 segna la chiusura di un'epoca, e in attesa della riapertura delle scuole, il giovane trascorre il tempo nella modisteria di sua madre e nelle strade del centro. Conclusi i bombardamenti, scopre la tosatura delle prigioniere repubblichine, un evento che lo segna profondamente. Tra le donne coinvolte, una giovane e bella maestra elementare, Teresa Bianchi, diventa il fulcro della sua memoria. Teresa, appassionata del suo lavoro, si era unita al Partito fascista repubblicano per poter insegnare. Il racconto mette in luce una prospettiva spesso trascurata: quella degli italiani rimasti fedeli a Mussolini, che affrontarono le atrocità dell'ultima fase della guerra e le violenze del dopoguerra. Le stragi causate dai bombardamenti americani e le violenze perpetrate dai marocchini in Ciociaria rappresentano solo alcune delle sofferenze vissute. Teresa, pur essendo una repubblichina, incarna la resilienza e la pazienza generosa che caratterizzano molte donne italiane, affrontando con coraggio il caos del suo tempo.

      La repubblichina. Memorie di una ragazza fascista2018
    • Eia eia alalà

      Controstoria del fascismo

      • 375 pages
      • 14 hours of reading

      Nell’Italia del Duemila, la possibilità di un’avventura autoritaria simile a quella di Benito Mussolini sembra concreta, in un contesto di crisi profonda e di una classe politica inefficace. Queste somiglianze con gli anni Venti del Novecento hanno ispirato Giampaolo Pansa a scrivere un racconto che inizia con la lotta di classe tra il 1919 e il 1922, guidata dai socialisti e sconfitta dalla reazione della borghesia. Il passaggio dall'estremismo rosso al nero culmina nella marcia su Roma di Mussolini, avviando una dittatura ventennale. La narrazione si concentra su Edoardo Magni, un agrario immaginario, coraggioso ufficiale della Prima guerra mondiale e finanziatore delle squadre fasciste, inizialmente convinto della necessità della rivoluzione, ma progressivamente disilluso. Magni diventa sostenitore di Cesare Forni, un dissidente considerato nemico da Mussolini. Attraverso il suo dramma, Pansa esplora la crescente sfiducia verso il regime, mentre Magni affronta incertezze e relazioni amorose. L’incontro con Marianna, una giovane ebrea, lo porta a scoprire lo sterminio degli israeliti e le storie di coloro che furono uccisi ad Auschwitz, in un’Italia distratta e indifferente, pronta a ripetere tragedie simili.

      Eia eia alalà2014
    • "Milioni di persone senza difese nella morsa di due fazioni senza pietà, i partigiani e i fascisti. Nella fase conclusiva del secondo conflitto mondiale, tanti italiani si trovarono scaraventati dentro l’inferno della guerra civile. E scoprirono che non esisteva differenza fra le parti che si scannavano. I partigiani e i fascisti si muovevano nello stesso modo. Alimentando una tempesta di orrori, rappresaglie, esecuzioni, torture, stupri, devastazioni. La guerra sporca descrive il lato oscuro degli anni fra il 1943 e il 1945. Ho voluto narrarlo sfidando quanti strilleranno che il virus del revisionismo mi ha dato alla testa. Eppure che partigiani e fascisti si assomigliassero era una certezza già presente nei racconti di chi aveva vissuto da spettatore inerme un massacro mai visto in casa nostra. Ma questa realtà doveva restare nascosta. La Resistenza era diventata una religione intoccabile.” G.P.

      La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti2012
    • La faziosità politica dilagante. Gli errori a raffica. Le interviste ruffiane. Le vendette tra colleghi. Lo schierarsi in due campi contrapposti, divisi da un'ostilità profonda. Il centrodestra, dove si affermano Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri, con le campagne di stampa condotte senza guardare in faccia a nessuno. E il centrosinistra, dominato dalla potenza guerrigliera di Ezio Mauro e dalle ambizioni politiche di Carlo De Benedetti, nemici giurati di Silvio Berlusconi. Accanto è esploso il bubbone dei talk show televisivi. In gran parte rossi anche quando si fingono imparziali, come è accaduto con il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Il tutto sullo sfondo di un paese diventato violento che assiste dilaniandosi al tramonto del Cavaliere, eroe di un mondo finito.

      Carta straccia. Il potere inutile dei giornalisti italiani2011
    • "C'è una paura nuova che leggo negli occhi di molte persone. È il timore di ritornare poveri, di andare incontro a un futuro difficile, di non sapere quale sarà il destino dei figli. Qualche anno fa, non era così. Ma in questo 2011 tutto è cambiato in peggio. La grande crisi economica e finanziaria ci ha messi di fronte a una realtà che nessuno immaginava: la nostra società è fragile e il benessere che abbiamo conquistato potrebbe svanire. Torneremo poveri come erano i nostri genitori e i nonni? Questa incognita mi ha spinto a ricordare l'epoca che ha visto nascere e crescere fra mille stenti mia nonna Caterina Zaffiro e mio padre Ernesto, uno dei suoi figli. Lei era nata nel 1869 nella Bassa vercellese, in una famiglia di contadini strapelati. Andata in sposa a un bracciante altrettanto misero, Giovanni Pansa, rimase vedova a 33 anni, con sei bambini da sfamare. È la sua vita tribolata a farmi da guida nel racconto dell'Italia fra l'Ottocento e il Novecento, quello che il lettore troverà in Poco o niente. Era un mondo feroce, dove pochi ricchi comandavano, decidevano tutto e si godevano le figlie dei miserabili. I poveri erano tantissimi, venivano messi al lavoro da piccoli, poi l'ignoranza li spingeva a comportarsi da violenti".

      Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri2011
    • Rizzoli Best: I cari estinti

      Faccia a faccia con quarant'anni di politica italiana

      • 520 pages
      • 19 hours of reading

      Il primo comunista che ho conosciuto era una comunista di nome Elvira, che ballava divinamente il samba e si era infatuata di Walter Audisio, considerato il killer di Mussolini. All'epoca avevo tredici anni e la osservavo nel dancing del Pci, vicino a casa. Da quel momento, ho incontrato molti altri personaggi della Prima Repubblica, diventando cronista delle loro avventure. Con il tempo, sono diventati i miei vicini di scrivania e mi sono chiesto se stessimo meglio con la Dc, il Pci e il Psi o oggi, con i nuovi leader. Gli "estinti" sono i potenti che hanno guidato l'Italia dal 1948 al 1989, e nel rievocarli, mi sento un viaggiatore che narra la fine di un mondo. Ho rivisitato figure come Rumor, Fanfani, Andreotti, Moro, De Mita, Berlinguer, Craxi, Almirante e Spadolini, ricostruendo il loro tempo segnato da caos, mafia, terrorismo e la Loggia P2. Il mio racconto affronta dilemmi: la Dc ha salvato dall'estremismo, ma ha abusato del potere? Craxi era un politico corrotto o uno statista coraggioso? Le Botteghe Oscure lavoravano per l'Unione Sovietica? Perché i vincitori della guerra civile sono caduti in Tangentopoli? Queste pagine offrono una prospettiva di un italiano preoccupato per il disordine politico attuale e per il futuro del paese.

      Rizzoli Best: I cari estinti2010
    • I vinti non dimenticano

      • 465 pages
      • 17 hours of reading

      Con "I vinti non dimenticano", ideale prosecuzione e completamento di "Il sangue dei vinti", Giampaolo Pansa racconta quello che ancora non aveva detto. L’occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e Fiume. Le stragi in Toscana successive alla Liberazione. La violenta sorte delle donne fasciste. Le uccisioni dei comandanti partigiani e dei politici socialisti che si opponevano all’ingerenza comunista. L’inferno dei lager dove venivano confinati i fascisti da fucilare. Gli orrori degli Alleati e i civili caduti sotto i bombardamenti non sempre necessari degli angloamericani. Lasciando parlare le fonti di una storiografia preziosa ma da sempre omessa, Giampaolo Pansa dà voce alle vittime silenti di quelle violenze, ai vinti dimenticati; e, rivendicando la sua libertà di pensiero, offre ai lettori un altro personale contributo alla storia della guerra civile italiana.

      I vinti non dimenticano2010
    • Il revisionista

      • 482 pages
      • 17 hours of reading

      Nel maggio 1959, Ferruccio Parri si rivolge a Giampaolo Pansa, un giovane di ventitré anni, promettendo una borsa di studio in cambio della sua audacia. In questo libro, Pansa racconta la sua avventura umana e intellettuale, influenzata dalla nonna Caterina Zaffiro, una figura di revisionismo anarchico, che si opponeva a comunisti, democristiani e fascisti. Dalla sua infanzia segnata dalla guerra civile, Pansa descrive con gli occhi di un bambino gli eventi drammatici: partigiani fucilati, fascisti uccisi e le feste con ragazze danzanti. La sua carriera decolla con una tesi sulla guerra partigiana, portandolo a lavorare per “La Stampa”. Attraverso decenni di giornalismo, incontra figure politiche e direttori celebri, rivelando lati inaspettati di personaggi come Giulio De Benedetti e Eugenio Scalfari. Emergono anche figure sorprendenti, come Gianna, la fascista rapata, e il carismatico Almirante. Pansa, criticato dalla sinistra per i suoi scritti sulla guerra civile, è apprezzato da chi ha rotto il silenzio dei vincitori. A settant'anni, offre un racconto sincero e vivace, evocando la freschezza del giovane spaccavetri di un tempo.

      Il revisionista2009