Claudio Magris is a distinguished Italian author whose work often delves into the interconnectedness of European history and culture. His literary approach is marked by a profound interest in multicultural heritage, which he brings to life through keen observations and historical reflections. Through his writing, he uncovers the intricate tapestry of European identity, tracing its course across the continent. Magris imbues his works with a rich blend of scholarly depth and a passionate engagement with the human experience.
A triumphant celebration of a river that has forever been at the center of the great movements of history.In this fascinating journey through the history and culture of the Danube, Claudio Magris, whose knowledge is encyclopedic and curiosity limitless, invites the reader to accompany him along the whole course of the river, from the Bavarian hills through Austro-Hungary and the Balkans to the Black Sea. In each town he raises the ghosts that inhabit the houses and monuments: Kafka and Freud; Wittgenstein and Marcus Aurelius; Lukcs, Heidegger, and Cline; Canetti and Ovid. He also encounters a host of more obscure but no less intriguing personalities--philosophers, novelists, diplomats, and patriots--on an odyssey that brings middle-European culture to life in its most picturesque and evocative forms.Danube is among the first of a new list of nonfiction paperbacks published as Harvill Press Editions.
In the tiny borderlands of Istria and Italy, from the forests of Monte Nevoso,
to the hidden valleys of the Tyrol, to a Trieste cafe, Microcosms pieces
together a mosaic of stories - comic, tragic, picaresque, nostalgic - from
life's minor characters.
Early this century Enrico, a young intellectual, leaves the city of Gorizia
with its abundant population and culture, to spend several years living on the
Patagonian pampas, alone with his ancient Greek texts, his flocks and, every
now and then, a woman.
Gagner, mériter, revendiquer l’identité de celui qui n’est nulle part, c'est-à-dire d’une ville de frontière, pôle d’attraction grâce à son dynamisme économique, melting-pot où se côtoient la culture italienne, la tradition germanique, l’effervescence slave, enjeu d’un combat entre l’Italie et l’Autriche, puis la Yougoslavie ? cette ville qui « est littérature » et que hantent les grandes figures de Svevo, de Saba et de Joyce et de tant d’autres… Les auteurs se sont attachés à faire le point de tous les tiraillements linguistiques, démographiques, politiques et culturels ayant présidé à « l’identité de frontière » de cette fille naturelle de Vienne et adoptive de Rome, de ce carrefour jadis stratégique de la Mitteleuropa, nostalgique et boulimique de ses splendeurs passées, qui reste une des capitales littéraires du siècle et le laboratoire de l’Europe.
Dalla Prefazione dell'autore: Vivere, viaggiare, scrivere. Forse oggi la narrativa più autentica è quella che racconta non attraverso la pura invenzione e finzione, bensì attraverso la presa diretta dei fatti, delle cose, di quelle trasformazioni folli e vertiginose che, come dice Kapuscinski, impediscono di cogliere il mondo nella sua totalità e di offrirne una sintesi, consentendo al poeta di afferrarne, come un reporter nel caos della battaglia, solo dei frammenti. [...] Forse il viaggio è un'espressione per eccellenza di quella letteratura, di quella narrativa "non fiction" teorizzata da Truman Capote. Ci sono luoghi che affascinano perché sembrano radicalmente diversi e altri che incantano perché, già la prima volta, risultano familiari, quasi un luogo natio. Conoscere è spesso, platonicamente, riconoscere, è l'emergere di qualcosa magari ignorato sino a quell'attimo ma accolto come proprio. Per vedere un luogo occorre rivederlo. Il noto e il familiare, continuamente riscoperti e arricchiti, sono la premessa dell'incontro, della seduzione e dell'avventura; la ventesima o centesima volta in cui si parla con un amico o si fa all'amore con una persona amata sono infinitamente più intense della prima. Ciò vale pure per i luoghi; il viaggio più affascinante è un ritorno, un'odissea, e i luoghi del percorso consueto, i microcosmi quotidiani attraversati da tanti anni, sono una sfida ulissiaca. "Perché cavalcate per queste terre?" chiede nella famosa ballata di Rilke l'alfiere al marchese che procede al suo fianco. "Per ritornare" risponde l'altro.
Con questa raccolta di saggi (1974-1998), per lo piu articoli apparsi sul Corriere della Sera, editoriali, recensioni, interventi monografici su autori mitteleuropei ed, in parte minima, scritti accademici, Magris offre un suo personale contributo alla discussione non tanto sulla modernita, (come implicherebbe il titolo), ma sulla post-modernita. Per analizzare questa epoca, categoria filosofica, fenomeno post-industriale--o comunque lo si voglia definire--Magris suggerisce delle chiavi, o meglio ipotesi, interpretative. Lo fa, con squisita sensibilita post-moderna, lasciandosi guidare dal filo frammentario ed esile della memoria, confrontando passato e presente, recuperando ricordi personali che hanno anche una valenza collettiva, ed eventi storici che, alla luce della rivisitazione personale, si colorano emotivamente. Il suo discorso si compone come un puzzle fatto di tessere in cui l'autore colloquia con i lettori dalla pagine di un quotidiano, citando autori, commemorando date particolari, discutendo in modo quasi salottiero, ma sempre coltissimo e ricco di echi letterari, su eventi del quotidiano. Ad esempio critica l'impietosa liquidazione della bellezza femminile decretata anzitempo da autori come la La Rochefoucauld, Stendhal o Hofmannsthal, offrendo l'immagine di Ninon de Lenclos, ispiratrice di carnali passioni fino oltre i settantanni ("Il caldo autunno di Ninon de Lenclos"). Oppure sviscera in "Una custodia per i Buddenbrook; la saggistica di Thomas Mann", come l'autore tedesco avesse la chiara consapevolezza di essere non tanto un martire, ma un "rappresentante" della societa che cosi acutamente, nonche impietosamente, descriveva. Se alcuni interventi sembrano, per lo scarso approfondimento, occasionali e fruibili a un livello superficiale, altri come "Kitsch e Passione; Hannah Arendt e Martin Heidegger" affrontano tematiche filosofiche piu impegnative e, altri ancora si confrontano con temi radicali come quelli dell'impegno etico connaturato al ruolo dell'intellettuale ("Intellettuali, intelligenza e liberta", "Erasmo e Lutero: libero o servo arbitrio", "La borsa dei valori".) (The free library)
"Alfabeti" è un viaggio tra i libri e nella letteratura - uno dei mille possibili viaggi. Il percorso inizia dalle letture d'infanzia e d'adolescenza. Ci sono i libri che ci hanno formato, che ci hanno ferito e insieme hanno saputo curare la ferita. I libri che permettono di conoscere e ordinare il mondo e quelli che ne svelano il caos travolgente e distruttore, l'incanto e insieme l'orrore. I libri che fanno balenare la salvezza e quelli che si affacciano sul nulla. Soprattutto quelli che allargano i confini della letteratura e rimandano al di là di essa. "Alfabeti" parla soprattutto di libri che s'intrecciano e si scontrano con la vita e con la storia per tornare poi alla vita, plasmando gli sguardi, le idee, i sogni e le esistenze quotidiane dei loro lettori. Libri che trascendono anche la propria perfezione estetica per dire il dolore come la bellezza, l'amore come l'abiezione.
Claudio Magris erzählt vom Untergang der Illusionen: Da ist zum einen der Abenteurer Jorgensen, der am königlichen Hof in Dänemark aufwächst und Jahre später in jene Stadt deportiert wird, die er selber gegründet hat - Hobart Town in Tasmanien. Und zum anderen der Italiener Cippico: Er hat den politischen Kampf in Australien und den spanischen Bürgerkrieg mitgemacht, hat Dachau überlebt und wurde schließlich unter Tito eingesperrt auf der Todesinsel Goli Otoko. Beide Helden, obwohl in unterschiedlichen Jahrhunderten geboren, haben für ihre Ideale gekämpft, beide sind von den Ideologen ihrer Zeit betrogen worden. Ein großartiger Roman - Biographie, Geschichtswerk, Chronik, Phantasiegebilde und Mythos in einem.