Novelle Nere: Stivali di velluto
Un omicidio efferato alle Poste nel 1977 diventa l'ossessione di una profiler nella Palermo di oggi.






Un omicidio efferato alle Poste nel 1977 diventa l'ossessione di una profiler nella Palermo di oggi.
Nel 1927, il dottore Giustino Salonia arriva in una Sicilia lontana dal mare, dove la vita è segnata dalla miseria e dalla malattia. La sua personalità irrequieta lo porta a lasciare Palermo, dove la moglie Gilda e la neonata lo aspettano, per accettare un incarico a Malavacata, un luogo segnato da polmoniti e malaria. Qui, il suo studio medico diventa il fulcro della comunità, accogliendo una serie di personaggi: una giovane donna in pericolo per un aborto illegale, di cui Giustino si innamora; Mimì, un contadino che resiste alle nuove coltivazioni; un federale opportunista; Ignazio, un sensale subdolo; e Primarosa, una ragazza generosa. Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, il tempo degli uomini, costretti a partire per il fronte, lascia spazio a un periodo di fioritura per le donne, che, senza mariti e padri, trovano nuove forme di solidarietà e alleanze. Nonostante il conflitto, i campi producono frutti e la vita continua. Dalla fine degli anni Venti alla caduta di Mussolini, la narrazione esplora le ferite, i segreti e le relazioni di un intero paese, rivelando la resilienza e la forza delle donne in tempi difficili.
Ihr Vater benennt nach jedem seiner Kinder eine Kaffeemischung und ihre Mutter liest den Kunden die Zukunft aus dem Kaffeesatz. Die junge Genziana möchte eigentlich nur die elterliche Kaffeerösterei weiterführen und ein bisschen vielleicht auch die Liebe des Nachbarjungen Medoro gewinnen. Doch im Palermo der Vierzigerjahre scheint das fast aussichtslos. Es ist Krieg und Medoro kämpft im Widerstand ....
Don Turiddu Ciuni non si dà pace: la moglie si è ostinata a far studiare tutti e dodici i loro figli, femmine comprese, e nessuno di loro vuole occuparsi del feudo di Testasecca. Siamo nel 1934 in terra siciliana, dove il primogenito Filippo dà al padre la delusione più grossa aprendo una libreria e pure una casa editrice. “Grandissime minchiate”, secondo l’anziano padre. Non la pensa così Concettina, che adora quel suo fratello sognatore e vede in lui la possibilità di un futuro migliore per l’intera famiglia. Un grande romanzo familiare, che in quasi un secolo ripercorre la storia delle prime case editrici siciliane, intrecciandole con le vicende di figure femminili d’indimenticabile forza e bellezza.
Palermo, in un'estate caldissima, vede tre poliziotti molto diversi: il severo questore Lobianco, Rosario D'Alessandro detto Sasà, amante del cibo e delle donne con un curioso disturbo della lacrimazione, e Marò Pajno, affascinante e volitiva, relegata in un noioso commissariato. Uniti da un'amicizia profonda, Marò, attratta da entrambi, non si concede a nessuno. Nel frattempo, Sasà è incaricato di catturare un boss ricercato, mentre Marò indaga su un tentato omicidio di un noto penalista palermitano. Proprio quando i due amici hanno bisogno del supporto di Lobianco, lui è assorbito da altre urgenze. Con il caldo che avvolge la città e la festa di Santa Rosalia che la anima, Sasà e Marò si ritrovano ogni sera a cena. "Che ti porto?" chiede lui, e lei risponde: "Panza e prisenza", ovvero solo se stesso e il suo appetito. Ogni cena è un passo avanti nelle indagini e nel gioco di seduzione tra loro, in un'atmosfera di ambiguità. Giuseppina Torregrossa crea un racconto avvolgente, che riflette la complessità della giustizia in Sicilia e celebra la bellezza della sua terra. I protagonisti troveranno le risorse per superare un'impasse radicale, perché ciò che conta è affrontare la vita con panza e prisenza.
Romilda viene alla luce in una notte di tormenta, mentre la neve avvolge Gangi come un presepe e Maricchia e Alfonso, stanchi e felici, nel caldo della loro casa si stupiscono davanti al miracolo di quella figlia femmina tanto attesa, bella e polposa come una spiga di grano a giugno. Con Maricchia che le insegna a ricavare il miele dalle api e Alfonso che le affida il segreto di estrarre la manna dai frassini, sostanza preziosa e curativa, la bimba cresce all'aria aperta, fra il bosco e le arnie - una pupa di manna e miele, una creatura magica che incanta le api e ammalia chiunque le si avvicini. La sua vita allegra e solare viene però presto stravolta dall'incontro con la violenza e la prepotenza, con il ferro e il fuoco portati da don Francesco, il temibile barone di Ventimiglia, che la chiede in sposa ancora bambina. Una domanda di matrimonio che è piuttosto un atto d'acquisto, perché al barone non si può dire di no e continuare a vivere. La loro sarà un'unione difficile, senza amore, ma che, passando attraverso patimenti e piccole gioie, riporterà infine Romilda ai suoi boschi, dove diventerà la prima mannaluora delle Madonie e una donna dolce e forte, intelligente e appassionata.
Ogni anno, il cinque di febbraio, nonna Agata vuole accanto a sé la nipote Agatina per insegnarle i segreti della preparazione dei dolci in onore della santa di cui entrambe portano il nome.Mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le minne, la nonna racconta il martirio della Santuzza, cui il crudele console Quinziano, non sopportando di sentirsi respinto, fece tagliare le mammelle. La vicenda drammatica e spaventosa offre l' occasione per mettere in guardia la nipotina su una delle regole del mondo maschile: «... Devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane».Questo è solo uno dei tanti avvertimenti, proverbi, consigli che - insieme alla ricetta delle cassatelle - nonna Agata lascia in eredità alla nipote, ingredienti indispensabili a fare di lei una donna.E proprio da qui, dal profumo di ricotta e cioccolato che pervade la cucina dove Agatina ascolta rapita lu cuntu, il racconto della nonna, parte la rievocazione della grande storia di due famiglie siciliane e delle loro donne fiere o meschine, timide o focose. È la voce della più giovane, Agatina, ad accompagnarci lungo un secolo di storie a conoscere le nonne, le bisnonne, le zie; per ciascuna di loro le minne che portano sul petto hanno un significato speciale: grandi o quasi assenti, aride o feconde, amate senza pudore o trascurate da uomini disattenti, sane o ammalorate, esse diventano la chiave per svelare i più intimi segreti della loro femminilità, del loro orgoglio, del loro straordinario potere o della sottomissione alle dure leggi del mondo maschile.Il conto delle minne - non si stancava di ripetere nonna Agata - dev'essere pari: due seni, e due dolci, per ogni fanciulla. Ma la vita è imprevedibile e il seno, morbido viatico di gioia e nutrimento, può celare in sé anche la malattia e il disamore: i conti, allora, potrebbero non tornare...Da Catania a Palermo, cullati da una lingua saporosa e da uno stile veloce, fresco come i racconti che le donne si scambiano, non udite, mentre impastano e conzano cibi e destini per i loro uomini affamati, giungiamo a seguire con trepidazione i passi della protagonista: crescendo Agatina dimenticherà di portare con sé, come i luminosi sassolini di Pollicino, gli insegnamenti delle sue ave, e dovrà trovare con fatica e molto coraggio una strada tutta sua per una femminilità matura.Giuseppina Torregrossa ha dedicato al corpo e ai bisogni delle donne anni di lavoro appassionato: questa esperienza vissuta senza risparmio prende forma qui in una straordinaria capacità affabulatrice, in uno sguardo che racchiude lo stupore di una bambina che si affaccia sul mondo, l'avidità inconfessabile di una giovane in cerca d'amore, la sapienza sorniona di un'anziana che nel ventre ha portato una vita intera. Il conto delle minne ha il passo classico, formulare di un racconto epico e insieme la delicatezza e l'ironia di un diario intimo: un romanzo generoso, vitale, pieno del sapore intenso di un dolce malizioso.