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Dario Mazzone

    La Biblioteca di Repubblica - 58: Utz
    Lettera al mio giudice
    • La Biblioteca di Repubblica - 58: Utz

      • 126 pages
      • 5 hours of reading

      Ultimo libro pubblicato da Chatwin, questo romanzo fu subito salutato come "una gemma squisita, compatta, luccicante, riccamente sfaccettata". Secondo Susannah Clapp il protagonista di Utz (1988) ricorda assai da vicino un collezionista praghese di porcelane che Kate Foster, un colega di Sotheby's, "conobbe una trentina d'anni fa e di cui parlò a Bruce, il quale non molto tempo dopo andò a cercarlo... Era un uomo molto freddo e cinico, con una voce sottile e aspra e uno sguardo acuto, un uomo forse un po' grigio, ma di grande vigore intellettuale... la sua biografia si rispecchia, almeno a grandi linee, in quela di Utz: la collezione e la sua inspiegabile scomparsa, i dettagli dei pezzi più significativi, gli attriti con le autorità cecoslovacche, il matrimonio con la governate, il ristorante frequentato dai militanti del Partito".

      La Biblioteca di Repubblica - 58: Utz2003
    • Lettera al mio giudice

      • 206 pages
      • 8 hours of reading

      «Vorrei tanto che un uomo, un uomo solo mi capisse. E desidererei che quell’uomo fosse lei». Così si rivolge il narratore, all’inizio di questo romanzo, al suo giudice – e insieme a ogni lettore. La storia che segue è una storia di amore e di morte, carica d’intensità, esaltazione e angoscia. È la storia di un uomo che si sente trascinato a uccidere una donna perché la ama troppo. Lo sfondo: stazioni gocciolanti di pioggia, bar, piccoli alberghi della provincia. Agente provocatore: il caso, che fa apparire una ragazza minuta, pallida, arrampicata su alti tacchi, nella vita di un medico, uomo «senza ombra», la cui esistenza, così normale, si avvicina sempre più al confine con l’inesistenza. E quella donna è l’ombra stessa, qualcosa di oscuro e lancinante al di là di ogni ragione, che conduce tranquillamente alla morte. Queste le ultime parole della confessione: «Siamo arrivati fin dove abbiamo potuto. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Abbiamo voluto l’amore nella sua totalità. Addio, signor giudice».

      Lettera al mio giudice2003
      3.9