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Le nefandezze della guerra hanno avviato un processo di internazionalizzazione della tutela dei diritti umani, formalmente iniziato con la Dichiarazione Universale del 1948. La lotta contro i crimini transnazionali è stata affidata a una giustizia penale internazionale, ma gli sforzi per creare regole comuni di protezione si sono rivelati inefficaci. L'istituzione di Tribunali ad hoc e della Corte penale internazionale non ha portato a una cristallizzazione chiara delle norme, e i tentativi di uniformare il diritto penale sostanziale tra Stati sono falliti, a causa della diversità dei sistemi giuridici e delle difficoltà nell'integrare giurisdizioni statali e strumenti internazionali. La protezione dei diritti umani deve quindi cercare un linguaggio universale comune e una maggiore armonizzazione delle normative processuali. La diffusione di associazioni criminali transnazionali ha stimolato la ricerca di strumenti coordinati per affrontare le diversità giuridiche, promuovendo tecniche investigative e giudiziarie comuni. In Europa, si è passati da sistemi rogatoriali complessi a un meccanismo collaborativo basato sul mutuo riconoscimento e sulla circolazione della prova. Questo approccio è cruciale per reprimere crimini aterritoriali, come il terrorismo e i reati commessi da stranieri in clandestinità, che sfruttano le lacune normative. L'opera unisce la protezione dei diritti umani e la libera circolazione della prova, affron
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Collana di diritto e diritto comparato - 9: Criminologia e diritto internazionale penale, Giovanni Neri
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