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Luigi Lunari

    Dracula
    The Cherry Orchard
    La locandiera
    L'importanza di chiamarsi Ernesto - A cura di Luigi Lunari - Testo inglese a fronte
    I vicerè
    • I vicerè

      • 717 pages
      • 26 hours of reading

      Un romanzo censurato per oltre 100 anni. Sicilia. Fine Ottocento. Al centro del libro, quanto del film che ne è stato tratto da Roberto Faenza, è la critica del trasformismo delle classi dirigenti abbarbicate al potere e disposte, per mantenerlo, a cambiare spregiudicatamente bandiere e ideologie e a saltare sul carro del vincitore di turno; perfino delle rivoluzioni, se la posta in gioco è quella di vanificare il mutamento, di perpetuare il dominio. "Forse è venuto il tempo di Federico De Roberto" - scrive Antonio Di Grado nella sua introduzione. "Forse il lettore adulto, laico, postideologico, avvezzo al dubbio e alla demistificazione che la sua opera pretende, è già alla soglia di questo incontro decisivo: con uno dei capolavori della letteratura europea tra Otto e Novecento (garante Leonardo Sciascia, che lo giudicò il romanzo italiano più importante dopo "I promessi sposi"), con la più radicale e spietata autoanalisi che una nazione e i suoi intellettuali abbiano formulato della loro storia politica e civile e della natura e del ruolo delle loro élite dirigenti".

      I vicerè
      4.3
    • La locandiera

      • 176 pages
      • 7 hours of reading

      Messa per la prima volta in scena sul palcoscenico del Teatro Sant'Angelo a Venezia nel 1753, La locandiera piacque subito molto, anche se forse non riuscì ad affascinare del tutto il pubblico del tempo. Originale, spiazzante, giocata su una storia d'amore che non si sviluppa secondo gli schemi consueti, ma anzi li rovescia in un gioco di imprevisti, La locandiera era probabilmente troppo "moderna", troppo audace per la sua epoca. Più che una vicenda sentimentale, il commediografo veneziano aveva infatti scritto una storia sull'egoismo e sulla forza di carattere, magnificamente rappresentati nella seducente e sicura Mirandolina, civetta e donna d'affari, indimenticabile e luminoso esempio di un eterno femminino davanti al quale devono crollare tutte le difese degli uomini, anche (e soprattutto) di quelli che fanno sfoggio di un'esasperata misoginia.

      La locandiera
      3.6
    • The Cherry Orchard

      • 102 pages
      • 4 hours of reading

      The funny thing is the harder I work the more clearly I understand things. When I'm worn out after a day's work then it's like my brain relaxes. And sometimes then I get it. The meaning of my life. My purpose on this earth. How many people ever get to say that? And you know what? It doesn't matter. Doesn't change anything. It is not important. In Chekhov's tragi-comedy - arguably his most popular play - the Gayev family is torn by powerful forces deeply rooted in history and the society in which they live. Their estate is hopelessly in debt. Urged to cut down their beautiful cherry orchard and sell the land for holiday cottages, the family struggles to act decisively. Vigorous and profound, this new version of Chekhov's classic play by Olivier award-winner Simon Stephens, from a literal translation by Helen Rappaport, is an anguished and heartbreaking love letter to a society in violent transition. It received its world premiere at the Young Vic, London, on 10 October 2014.

      The Cherry Orchard
      3.5
    • Dracula

      • 544 pages
      • 20 hours of reading

      “Basta l’inizio: con questo Jonathan Harker, procuratore legale in quel di Exeter, che arriva in Transilvania, e si trova immediatamente avvolto in un clima di mistero e di scongiuri, fino a che di notte, tra lontani lupi che ululano e cavalli dalle narici infuocate, arriva in un castello dove un signore vestito di nero, dagli occhi troppo rossi e dai denti troppo bianchi… e il gioco è fatto! Impossibile uscire da quel clima, impossibile allentare la tensione, e non seguire con ansia partecipe la sorte di quei personaggi. Perché – bene o male – questo dandy dalla tetra figura ci attira e ci spaventa al tempo stesso (come tutto ciò che è peccato o che ci fa ingrassare); perché Mina diventa l’oggetto di tutte le nostre preoccupazioni; perché del professor Van Helsing sposiamo l’indefessa fede nell’inconoscibile e nel mistero, e la sua integerrima crociata contro il Maligno; perché la schermaglia tra Dracula che architetta il suo ritorno a casa e gli altri che ne svelano a una a una le mosse finisce con l’appassionarci e con il coinvolgerci come per una partita a scacchi; fino allo strepitoso finale, quando le tre diverse pattuglie dei ‘cacciatori’ convergono – con un ritmo che ricorda quasi lo stretto di una fuga per organo o l’‘arrivano i nostri’ dei migliori film western – a sbarrare al Vampiro la strada verso il castello della sua sicurezza.” (dalla Prefazione di Luigi Lunari)

      Dracula