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Scritto tra la fine del 1945 e l'inizio del 1947, il testo è un resoconto asciutto e dettagliato di un anno trascorso da Primo Levi nel lager di Auschwitz, dove è sia vittima che testimone dell'orrore del XX secolo. L'orrore emerge in modo "naturale" grazie al rifiuto dell'autore di amplificazioni retoriche o finzioni letterarie; si presenta così nudo e autentico, rendendolo ancora più terrorizzante e ineludibile. La testimonianza offre una riflessione sulla condizione umana, evidenziando i suoi limiti e risorse insospettabili, la capacità di concepire il bene e la fragilità di fronte al male. Levi non si concentra tanto sul rapporto carnefice-vittima, poiché i carnefici sono rari e distanti, ma esplora le dinamiche tra le vittime, le gerarchie interne, le collusioni con il potere e le speranze di umanità. Attraverso la registrazione del terribile snaturamento che colpisce tutti nel lager, il messaggio etico del testo emerge. Il giudizio morale non ignora le responsabilità individuali e collettive, ma le valuta attraverso la coscienza umana, l'inappellabile tribunale dei giusti che risiede in ognuno di noi, e che Levi riesce a mettere in luce in modo miracoloso.
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- Title
- Se questo è un uomo
- Language
- Italian
- Authors
- Primo Levi
- Publisher
- Gruppo Editoriale L'Espresso
- Released
- 2002
- Pages
- 189
- ISBN10
- 8481304581
- ISBN13
- 9788481304589
- Series
- Auschwitz Trilogy
- Tags
- Non-Fiction, History, True Stories, Biographies, Science & Math, Natural sciences, Autobiographies & Memoirs, Military History, Wars, Murders, World War II, Death, Chemistry, Southern Europe, Italy, Jews, Italian Literature, Holocaust, Third Reich (Nazi Germany), 1933-1945, Concentration camps, Persecution of Jews, Auschwitz (Concentration Camp), Holocaust Survivors
- First published
- 1947
- Original title
- Se questo e un uomo
- Rating
- 4.2 out of 5
- Description
- Scritto tra la fine del 1945 e l'inizio del 1947, il testo è un resoconto asciutto e dettagliato di un anno trascorso da Primo Levi nel lager di Auschwitz, dove è sia vittima che testimone dell'orrore del XX secolo. L'orrore emerge in modo "naturale" grazie al rifiuto dell'autore di amplificazioni retoriche o finzioni letterarie; si presenta così nudo e autentico, rendendolo ancora più terrorizzante e ineludibile. La testimonianza offre una riflessione sulla condizione umana, evidenziando i suoi limiti e risorse insospettabili, la capacità di concepire il bene e la fragilità di fronte al male. Levi non si concentra tanto sul rapporto carnefice-vittima, poiché i carnefici sono rari e distanti, ma esplora le dinamiche tra le vittime, le gerarchie interne, le collusioni con il potere e le speranze di umanità. Attraverso la registrazione del terribile snaturamento che colpisce tutti nel lager, il messaggio etico del testo emerge. Il giudizio morale non ignora le responsabilità individuali e collettive, ma le valuta attraverso la coscienza umana, l'inappellabile tribunale dei giusti che risiede in ognuno di noi, e che Levi riesce a mettere in luce in modo miracoloso.














