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Biblioteca Adelphi - 67: I racconti delle fate

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  • 308 pages
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Nel 1875, sei anni prima di scrivere Pinocchio, Collodi accetta l'incarico di tradurre le fiabe di Charles Perrault per l'editore Paggi di Firenze. Questo compito, inizialmente curioso, diventa una vera passione. Le fiabe di Perrault, che rappresentano il culmine del genere tra il Sei e il Settecento alla Corte del Re Sole, includono classici come Cappuccetto Rosso e Cenerentola. Collodi arricchisce il suo lavoro con storie di altre importanti autrici francesi dell'epoca, come Madame d’Aulnoy e Madame Le Prince de Beaumont, note per la loro eleganza e comprensione psicologica. Tuttavia, non si limita a una traduzione fedele; il suo istinto narrativo lo porta a vivificare il linguaggio degli originali, infondendo tocchi di arguzia toscana e spontaneità popolare. Così, la Corte di Versailles si trasforma in una Toscana granducale e umile. I racconti delle fate ottengono immediato successo e segnano una svolta nella vita di Collodi, avvicinandolo a un genere che lo renderà immortale. Queste storie, riprodotte integralmente con le illustrazioni di Doré, offrono una lingua viva e comunicativa, rappresentando i vertici della favolistica europea e anticipando felicemente la creazione di Pinocchio.

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Biblioteca Adelphi - 67: I racconti delle fate, Carlo Collodi, Gustave Doré, Giuseppe Pontiggia, Charles Perrault

Language
Released
1976
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(Paperback),
Book condition
Good
Price
€10.49

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Title
Biblioteca Adelphi - 67: I racconti delle fate
Language
Italian
Publisher
Adelphi
Released
1976
Format
Paperback
Pages
308
ISBN10
8845901017
ISBN13
9788845901010
Series
Description
Nel 1875, sei anni prima di scrivere Pinocchio, Collodi accetta l'incarico di tradurre le fiabe di Charles Perrault per l'editore Paggi di Firenze. Questo compito, inizialmente curioso, diventa una vera passione. Le fiabe di Perrault, che rappresentano il culmine del genere tra il Sei e il Settecento alla Corte del Re Sole, includono classici come Cappuccetto Rosso e Cenerentola. Collodi arricchisce il suo lavoro con storie di altre importanti autrici francesi dell'epoca, come Madame d’Aulnoy e Madame Le Prince de Beaumont, note per la loro eleganza e comprensione psicologica. Tuttavia, non si limita a una traduzione fedele; il suo istinto narrativo lo porta a vivificare il linguaggio degli originali, infondendo tocchi di arguzia toscana e spontaneità popolare. Così, la Corte di Versailles si trasforma in una Toscana granducale e umile. I racconti delle fate ottengono immediato successo e segnano una svolta nella vita di Collodi, avvicinandolo a un genere che lo renderà immortale. Queste storie, riprodotte integralmente con le illustrazioni di Doré, offrono una lingua viva e comunicativa, rappresentando i vertici della favolistica europea e anticipando felicemente la creazione di Pinocchio.